Il Csm, una Camera illecita
Il Consiglio superiore della magistratura interviene a gamba tesa nel tentativo di contrastare la legge sulla ragionevole durata dei processi. Il punto sul quale accentra la critica più insistente, e meno fondata, è la riduzione dei tempi di prescrizione per i processi con imputati incensurati. La tesi secondo cui questa misura equivarrebbe a un’amnistia non sta né in cielo né in terra. L’ordinamento già prevede trattamenti differenziati per chi subisce la prima condanna, per esempio per quel che riguarda l’ammissione alla sospensione condizionale della pena.
5 AGO 20

L’ordinamento già prevede trattamenti differenziati per chi subisce la prima condanna, per esempio per quel che riguarda l’ammissione alla sospensione condizionale della pena. Il numero di reati che, per effetto della lentezza dei procedimenti giudiziari, vengono prescritti, è già elevatissimo è del tutto ragionevole che, essendo utile per sgorgare l’immenso pregresso giudiziario, si stabiliscano norme selettive. Dare un vantaggio agli incensurati che peraltro, anche se condannati, avrebbero diritto alla condizionale è una scelta politica, ovviamente discutibile, ma che proprio per il suo carattere compete al legislatore e non alla magistratura.
Era talmente scontata questa levata di scudi, che prosegue nella tradizione di interferenza dell’ordine giudiziario sulla potestà legislativa, che non ci si fa neppure più caso. Ormai è evidente che il Csm punta ad arrogarsi funzioni improprie, che in nome di interpretazioni bizzarre dell’equilibrio costituzionale tra i poteri esprimono una caparbia volontà di conservazione di privilegi di casta e di improprie ambizioni politiche. Quei pronunciamenti servono solo a rafforzare qualche campagna propagandistica, ma risultano privi di efficacia perché chi li esprime ha perso credibilità.